mercoledì, 29 giugno 2005
La sooperta di Zop e di Laura Immaginaria

Questa mattina volevo vedere il blog di Zop, ignara di tutto, ovviamente.
Mi si carica la pagina: "ma guarda che bello questo blog, com'è curato e che carina questa immagine".
Guardo meglio, leggo tutta la colonna di sinistra. Mi stupisco. Ci sono delle cose interessantissime e Zop è proprio bravo, mette in piedi dei progetti veramente belli.
Per l'ennesima volta, mi sento piccola piccola. Quando cerco su internet siti e blog nuovi e non li trovo, mi viene da dire: "Uff, sempre le stesse cose".
Poi, come in questo caso, mi apre davanti un piccolo mondo sconosciuto. E mi sento piccola e ignorante, per tutte le volte che ho detto "Ma insomma, non trovo nulla".
Basterebbe cercare, o, come ora, ascoltare i commenti che ti lasciano sul tuo blog.

E allora diamo il giusto peso alle cose, no?
Non posso fare a meno di suggerire il libro dell'autore del blog, Antonio Zoppetti, dal titolo
Laura Immaginaria. Libro che mi ha colpito subito e che ho intenzione di acquistare. Sul sito, è possibile scaricare anche un capitolo del libro: Federica malefica spiona (link al pdf). Leggetelo con attenzione e vi accorgerete di quanto è particolare.
A prima vista sembra una rubrica telefonica. E' diviso, infatti, per lettera, con le linguette a lato delle pagine che riportano l'elenco alfabetico.
A prima vista, però. Perchè ad ogni lettera, invece di pagine da riempire con indirizzi e recapiti, è associata una storia di un personaggio ogni volta diverso. Ognuno di questi ha una storia che si lega e integra con quelle degli altri, accomunate dalla presenza della rete.
In pratica, al posto di una progressione cronologica o comunque logica di una storia complessiva, Zop propone una scomposizione ipertestuale della narrazione. Dalla storia di un personaggio, possiamo collegarci a quelle di molti altri. Per ogni nome che troviamo, un riferimento ad un capitolo. Per ogni storia, lo stimolo ad approfondire quella di altri.
Potrebbe essere un gioco infinito che tocca tutti noi.

Riporto dal sito: "Laura immaginaria non è un romanzo. Piuttosto è una macchina, i cui ingranaggi si muovono nella testa del lettore in maniera sempre diversa a seconda del percorso intrapreso. Attraverso calviniani "grumi di significato" si possono seguire i venti racconti dalla A alla V in modo sequenziale - in questo caso i colpi di scena sono pensati ad hoc - ma anche entrare nel racconto partendo da una lettera qualsiasi dell'alfabeto. Una struttura circolare, insomma, un ipertesto che concorre alla creazione di una storia che è sospesa tra il reale e il virtuale e mette in scena venti personaggi, protagonisti di scorribande virtuali, incontri al buio, un incidente (o forse un omicidio?) e sconcertanti coincidenze".

Sul blog del Mestiere di Scrivere, potete trovare un'altra recensione di Laura Immaginaria. Antonio Zoppetti, inoltre, è autore del sito Liguaggio Globale, con il quale, nel 2004, ha vinto il premio Alberto Manzi per la comunicazione educativa, e dal 2002 scrive e orchestra giochi letterari e di scrittura collettiva sul suo blog.

Postato da: frbe a giugno 29, 2005 08:59 | link | commenti (3)
web web web

martedì, 28 giugno 2005
Il mestiere di comunicare, i consigli di Unicom

Stavo sbirciando tra i numeri arretrati di "Impresa di Comunicazione", la newsletter di Unicom, l'Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione.
Vi segnalo alcuni articoli che considero interessanti (il link porta dritti al pdf):

1. Comunicazione su, Imprese giù: un articolo recente, se non sbaglio suggerito anche da Marco qualche settimana fa, che si occupa della crisi strutturale che sta investendo tutti i settori dell'economia italiana, anche quella legata al mondo della comunicazione.

2. Dalla scrittura allo scrivere per il web: bene o male, l'articolo tratta i soliti principi di chiarezza e sinteticità già masticati, anche perchè il pezzo dell'inizio del 2004, ma è carino il box di destra, un piccolo sommario con esempi su cosa fare e non fare. Da tenere come schema se stiamo scrivendo qualcosa.

3. La "Carta dei Valori" Unicom: chi ha detto che l'etica appartiene solo al mondo religioso?

4. Comunicazione politica. maneggiare con cautela: ormai siamo in campagna elettorale, simile alla campagna acquisti del calcio mercato di questi giorni, meglio iniziare a chiaririci le idee e capire come rispondere alle proposte elettorali.

5. Il nome della cosa. Battezzare un prodotto è un atto creativo: scegliere tra la semplicità (che alcune volte si chiama banalità) o investire in creatività? In entrambi i casi dare un nome a una cosa significa decretarne il destino.

6. Tra deduzione, induzione e sillogismi: nel web fa capolino Aristotele. Ipse dixit: l'uso della logica aristotelica nella progettazione di un prodotto per il web.

Postato da: frbe a giugno 28, 2005 14:38 | link | commenti (4)
a lezione

venerdì, 24 giugno 2005
Pigrizia da vincere: Copywriting Competition

Soffro di pigrizia, lo so, ed è da troppo che non scrivo. Sul cellulare, come messaggio di benvenuto quando lo accendo, ho scritto: "Scrivi!". Ieri ho acceso e spento il cellulare e l'ho visto. I sensi di colpa che mi sono venuti!! Mamma mia. Ebbene, oggi scrivo, scrivo per tutto quelòlo che non ho scritto nel giorni passati. Lo prometto.
Inizio da questo.

Grazie ad AdLand, ho trovato un archivio di esempi di copywriting a dir poco entusiasmante: il sito di Viacom OutDoor che ha promosso ed organizzato un concorso dal titolo Copywriting Goes Underground. La lista dei pdf messi a disposizione sulla pagina del sito è lunghissima, potete trovare esempi di copywritng che vanno dal Wwf, all'Unicef, alla Timberland, alla Oxford University Press, fino alla Bayer.
Sono ottimi come stimolo alla fantasia quando non si riesce a trovare l'idea giusta per un progetto.

Sempre nel sito AdLand, segnalo questo: 13 Advertising Tips. Di cui: "When you start to write any business communication, always write your objective first. Figure out and state in writing what you are trying to accomplish. For example, an ad objective may be to generate more ups, or get as many leads as possible, or generate service traffic. This gives your writing more focus".

Postato da: frbe a giugno 24, 2005 08:26 | link | commenti (2)
ancora carosello

mercoledì, 15 giugno 2005
Nord e Sud: la pubblicità è tutta "bella"

Mancano gli aggettivi? C'è carenza di dizionari di sinonimi e contrari? O forse si tirano i remi in barca in modo omogeneo da nord a sud, e la pubblicità preferisce parole semplici portatrici di valori semplici? 
Non so. Rimane il fatto che le campagne per la promozione turistica di Torino, città del nord Italia, e Napoli, città del su Italia, hanno un claim molto simile. Entrambe basano l'idea della campagna sul recupero di un'identità, di principi profondi su cui riconoscersi, un tentativo di ritrovarsi.

Riprendo da Pubblicità Italia, ho sottolineato il claim simile e le parole riferite all'identità:

Napoli:

La vita a Napoli è bella con Roncaglia & Wijkander: Roncaglia & Wijkander firma la nuova campagna di promozione turistica per la città di Napoli. La pianificazione, a cura dell’agenzia, prevede uscite in Italia e all’estero a partire da ottobre. I mezzi previsti per l’Italia sono cinema e affissione negli autogrill e nella rete autostradale. A livello internazionale la pianificazione interesserà Rai International.

[15/06/2005 - 10.33]
Lo spot per la città di Napoli è in realtà uno spot sugli abitanti della città e nasce da uno studio preliminare fatto dall'agenzia Roncaglia & Wijkander per capire il grado di notorietà di Napoli nel mondo e quale fosse l’immagine della città presso gli stranieri. Protagonista dello spot è una ragazza straniera che piano piano si lascia conquistare dall’allegria della gente che incontra per le strade di Napoli. 'Napoli. La vita è bella.' è il claim della campagna che sintetizza le caratteristiche peculiari dei napoletani - allegria, vivacità, positività, entusiasmo - che li rendono famosi all'estero. Con la direzione creativa di Fausto Nieddu (anche copy), hanno lavorato Barbara Marin (copy), Lorenzo Agostini e Matteo Radice (art). Lo spot è girato dal regista Andrea Zaccariello per la casa di produzione European Film Communication. La fotografia è di Fabio Zamarion.


Torino:

‘Torino è sempre + bella’ con Burnett Bgs e Lumiq Studios: a otto mesi dai prossimi Giochi Olimpici Invernali, il comune di Torino non perde l’occasione di mostrare la propria ‘identità’: lo fa con un filmato e con una nuova campagna stampa che sono stati presentati ieri nel capoluogo piemontese. Storia, monumenti, parchi, luoghi di divertimento e specialità enogastronomiche sono gli ingredienti del film ‘Torino è sempre + bella’.

[15/06/2005 - 08.00]
Nato da un’idea dei creativi di Burnett Bgs di Torino e realizzato gratuitamente, come dono alla città, con la collaborazione di Lumiq Studios, lo spot descrive in sintesi le attrattive turistiche e culturali tradizionali e le novità che si stanno affermando in una città che sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni in campo urbanistico, economico e sociale. Nella location della Galleria d’Arte Moderna di Torino, il pubblico guarda le opere e, improvvisamente, appare sorpreso, affascinato da una cornice inaspettata: una finestra da cui si godono scorci di città e nella quale inizia la presentazione di una veloce ‘galleria’ di soggetti che catturano l’attenzione di tutti. La regia dello spot è di Andrea Jublin che insieme a Barbara Ghiotti è l’ideatore, con la direzione creativa esecutiva di Roberto Vaccà. La fotografia di Gherardo Gossi. La colona sonora ‘Il cielo su Torino’ è dei Subsonica. Il film sarà veicolato nelle sale cinematografiche. Nella campagna stampa, pianificata dal Comune di Torino sui principali periodici nazionali, il linguaggio scritto acquista forza grazie all’utilizzo del simbolo ‘+’, che diventa parte integrante del messaggio. Anche il marchio ‘Torino always on the move’ cambia colore e diventa rosso come il colore guida scelto per la comunicazione della città.


Postato da: frbe a giugno 15, 2005 10:15 | link | commenti
ancora carosello

Ancora comunicati stampa

Segnalo sull'ultimo numero della newsletter di Scrittura.org, un articolo sulla redazione di un comunicato stampa. Ha un taglio dedicato soprattutto alle aziende e su come esse comunicano con giornali e riviste.

Postato da: frbe a giugno 15, 2005 08:52 | link | commenti (2)

martedì, 07 giugno 2005
Gli stupefacenti della comunicazione

Aprite il vostro browser, scrivete nella barra dell'indirizzo http://www.accademiadicomunicazione.it, poi aspettate che si carichi l'homepage e la finestrella di pop up, e, quindi, stupitevi!

Nel pop up c'è scritto: "Prepariamo stupefacenti da far assumere".

È l’headline della promocard (pdf) che Accademia di Comunicazione distribuisce agli studenti dei licei milanesi. L'autore è Nicola Lampugnani, art di Accademia, diplomato nel 2002, che ora lavora alla Vigorelli. Il testo prosegue con: "Infatti da Accademia di Comunicazione sono sempre usciti stupefacenti art director, stupefacenti graphic designer". E io aggiungerei "dei simpaticissimi copy". E ancora: "La pista del successo: dal 1988 ad oggi, il 100% di questi stupefacenti giovani lavora nelle agenzie creative e di pubblicità. Quelli tagliati meglio vincono prestigiosi concorsi nazionali e internazionali".

I giochi di parole mi fanno impazzire...

Postato da: frbe a giugno 07, 2005 08:39 | link | commenti (14)
copy d appartamento

lunedì, 06 giugno 2005
Le fasi dello scrivere: una mappa per orientarsi

Scrivere, in particolare se si tratta di un articolo giornalistico, di una storia o di un documento lungo, è un processo invisibile formato da fasi razionali e ben distinte. Anche se quando leggiamo un libro, romanzo, reportage o saggio, sembra che non sia mai potuta esistere un'interruzione, è impensabile costruire la narrazione senza un un'impalcatura che ci guida. Come quando si costruisce una casa.

Una mappa da seguire, la fornisce Roy Peter Clark, nell'ultimo Writing Tool del Poynter Institute: "In 1983, Donald Murray wrote on a chalkboard a little diagram that changed my writing and teaching forever. It was a modest blueprint of the writing process as he understood it, five words that describe the steps toward creating a story. As I remember them now, the words were: Idea. Collect. Focus. Draft. Clarify. In other words, the writer conceives a story idea, collects things to support it, discovers what the story is really about, attempts a first draft, and revises in the quest for greater clarity".

Facile, no? A parole...

Roy Peter Clark fornisce anche una rivisitazione del modello di Donald Murray, rivisto ed esplicitato:

1. Sniff around: prima di avere in testa l'idea chiara di quello che si vuole fare, è necessario avere quello che può essere definito il naso dei giornalisti, il naso per le notizie, che colpisce anche gli scrittori dotati di quella sana curiostità che li spinge a scrivere. In pratica, si tratta di quella capacità di sentire cosa sta succedendo, cosa c'è nell'aria, e, quindi, cosa scrivere o come.

2. Explore ideas: pensare e immaginare le idee da più punti di vista, cercando, inoltre, di uscire dal contesto in cui ci si trova per osservarlo e capirlo "da fuori".
Roy scrive: "The writers I admire most are the ones who see their world as a storehouse of story ideas. They are explorers, traveling through their communities with a special alertness, connecting seemingly unrelated details into story patterns".

3. Collect evidence: per trovare le storie è necessario muoversi con la testa e con le gambe. Cercare il materiale di supporto alle nostre storie significa documentarsi e pensare a ciò che accade intorno a noi con gli occhi di un pescatore di parole, storie, scene, testimonianze, dati, documenti, nomi e tutto quello che può essere utile. Non solo ai fini della storia che stiamo scrivendo, ma per tutte le storie che potremmo scrivere. Uno scrittore o un giornalista è un collezionista di cose che accadono.

4. Find a focus: nel giornalismo si chiama trovare la notizia, capire cosa di quello che abbiamo di fronte è la notizia. Ma questo aspetto vale anche per lo scrittore di storie e, secondo me, anche per il copywriter che, in fondo, racconta episodi possibili.
L'esempio più classico è quello di Ladri di Biciclette: la notizia potrebbe essere il furto di una bicicletta, ma in realtà è la storia di un uomo che per lavorare e vivere con la sua famiglia, ha bisogno di quella bicicletta, gli viene rubata e l'uomo si trova a fare i conti con se stesso, con la sua moralità, con la sua vita. Potrebbe essere un articolo di un quotidiano, un romanzo o un film (è sognificativo, in questo senso, anche il romanzo La Storia di Elsa Morante).
Cercare il focus di una storia significa studiarla attentamente, capirla, guardarla sotto diversi punti di vista, sperimentarla, osservarla con occhio critico.

5. Select the best stuff: non aver paura di buttare via, selezionare ciò che è realmente funzionale alla storia o al messaggio pubblicitario che vogliamo trasmettere. In uno spot, ad esempio, è inutile dire che il detersivo lava più bianco e ha i granelli azzurri, allo spettatore interessa solo che faccia diventare la camicia bianca. Se il focus che abbiamo individuato regge, sarà facile tagliare, ma se non siamo sicuri a monte di ciò che vogliamo fare è quasi scontato sbagliare.

6. Recognize an order: ovvero sapere qual'è lo scopo del nostro scrivere. Cosa stiamo scrivendo? Un articolo? Un romanzo? Un reportage? Un saggio? La risposta permette di non perdere mai l'orientamento, di sapere a che punto siamo e cosa dobbiamo e non dobbiamo fare.

7. Write a draft: scrivere la "brutta". Più volte o poche volte che sia, è importante sapere sempre che quello che scriviamo per la prima volta è una "brutta". Quindi, avanti le mani, le dita sulla tastiera o sulla penna, e scrivere (questo è un autoincitarsi, tutto per me, la mia pigrizia ultimamente sta prendendo forme paradossali).

8. Revise and clarify: per uno scrittore, giornalista (nei limiti del tempo concesso), elaboratore di testi che sia, scrivere è riscrivere. E' impossibile che un testo sia perfetto alla prima scrittura, è impossibile.

Chiudo con Roy: "Sniff. Explore. Collect. Focus. Select. Order. Draft. Revise. Don't think of these as tools. Think of them as tool shelves or toolboxes. A well-organized garage has the gardening tools in one corner, the paint cans and brushes in another, the car repair equipment in another, the laundry helpers in another. In the same way, each of my process words describes a mode of writing and thinking that contains its own tool set".

Postato da: frbe a giugno 06, 2005 10:39 | link | commenti (1)
la carta costa, a lezione

venerdì, 03 giugno 2005
L'ipertesto, garante del giornalista

Nel capitolo 6, "Stili e scrittura on the web", del libro Penne Digitali di Carlo Baldi e Roberto Zarriello, vicedirettori dell'Agenzia Giornalistica Europa (il primo ne è stato anche fondatore), c'è un paragrafo dedicato alla logica ipertestuale. Due paginette, poco più, che mi hanno fatto dire: "Ma è ovvio, no?!". Ad averci pensato prima...

In poche parole i due autori, supportati dalle testi di Franco Carlini, sostengono che la possibilità di inserire link in un articolo di carattere giornalistico pubblicato in un sito web, permette di garantire la fonte e, quindi, la veridicità di una notizia. Se ci sono i link (e i link li possiamo mettere per qualsiasi cosa), c'è una fonte che il lettore può verificare, altrimenti o è una testimonianza diretta del giornalista (caso che va esplicitato) oppure la notizia può essere dubbia.

Riporto:
"Citare le fonti attraverso i link - evidenzia Franco Carlini nel suo ultimo saggio - è forse la più grande (e non abbastanza percepita) rivoluzione che l'internet ha introdotto nella comunicazione e nel giornalismo". La novità dell'articolo on line risiede proprio nel suo farsi ipertesto in grado di mettere in evidenza ciò che nel foglio cartaceo era latente. Ci sono possibilità straordianrie i gestione dei contenuti offerte dalla struttura ipermediale del web.

Per ipermedialità, ad esempio, possiamo pensare ad un fatto di cronca di questi giorniapparso su giornali, tv, radio e web: il video che prova la colpevolezza di diversi paramilitari serbi nel massacro di Srebrenica compiuto 10 anni fa durante la guerra nei Balcani. Su un sito, è possibile dare la notizia, collegarsi al sito del Tribunale internazionale per la guerra nei Balcani e riprodurre il filmato o immagini del massacro. Come dire: le fonti sono queste, potete verificarle anche voi lettori. Nel web, il giornalista, se lo vuole, è nudo.

Ancora da Penne Digitali:
"Questi collegamenti - fa notare Alain Giraudo, responsabile del sito di Le Monde - hanno una grande importanza quando hanno in effetti una funzione rivelatrice, quando servono a migliorare il contenuto dello scritto, ossia dell'articolo; devono perciò dare accesso ai siti che consentano di ottenere un valore aggiuntivo relativo all'informazione, o forniscano informazioni più strutturali. Per fare un esempio, sulle pagine di politica di Le Monde ci sono i link di tutti i siti ufficiali del governo, giacchè si ritiene utile avere la possibilità di collegarsi ai riferimenti istituzionali dell'azione politica in Francia".

Quindi, il link "di garanzia" di questo post: ha appena aperto il blog Penne Digitali
.

Postato da: frbe a giugno 03, 2005 16:23 | link | commenti (3)
web web web, a lezione

mercoledì, 01 giugno 2005
Coop(y) by Massimo De Nardo

Solo per precisare: il testo relativo alla Coop del post precedente è di Massimo De Nardo, curatore di Segnal'etica.

Postato da: frbe a giugno 01, 2005 18:01 | link | commenti
ancora carosello

Testi da coop(y)

La mia passione per la pubblicità della Coop, ormai, è risaputa. Su Segnal'etica, però, ho trovato un articolo molto carino sui testi che la Lowe-Pirella ha scritto suglio OGM, gli organismi geneticamente modificati. Ve lo giro, purtropo manca la firma dell'autore.

"Testi da copy. Sono quelli che, in pubblicità, fanno la differenza. Linguisticamente di sicuro, mentre nello scaffale di un supermercato è tutto da verificare; la pubblicità è una delle tante variabili del marketing e non si sa quale sia la sua parte efficace. Un industriale disse che si rendeva conto che metà del suo investimento pubblicitario serviva a niente, ma il problema era sapere quale metà fosse.Difficili da fare, i testi da copy, perché ci vuole ottimismo, che è condizione rara, specialmente quando l'utile, il dilettevole e il funzionale non vanno di pari passo nel mestiere del copywriter.I testi da copy li leggeranno solo i copy? In genere, la qualità di scrittura di un testo aziendal-pubblicitario è un mix di cordialità dialogante, citazioni passanti, allegorie e metafore dislocate nel rigo giusto. Un testo da copy si fa leggere come un racconto, ti suggerisce le pause, il soffiato, il gutturale. Ecco perché è difficile rimediare un buon testo pubblicitario. Velleitario, vanesio, narciso, egocentrico, edonista, imbroglioncello. Il prodotto è così. Il testo è l'abito del prodotto.Chi scrive testi da copy deve essere talmente serio (calato nella parte) che alla fine il prodotto-testo è di una leggerezza che dire italocalviniana sarebbe troppo leggero.Il testo Coop sugli organismi geneticamente modificati (agenzia Pirella Lowe) è un testo molto ben scritto, però normale; leggero e informativo, però normale; politicamente corretto (si dice ancora?), però normale. Ma è una normalità che si può esercitare solo quando - per citare il solito Ogilvy – "si è imparata la lezione".C'è una normalità che a noi di Segnal'ertica non piace affatto, ed è quella che ha reso normali i conflitti d'interesse, i falsi in bilancio, le devoluzioni da quartiere, la basi per missioni "born to kill".E' una normalità che suggerisce di essere pressappochisti, qualunquisti, Anche nelle parole per i testi. E nelle idee. Con il terribile risultato che l'azienda è leader nel settore, l'esperienza è ventennale, i prodotti sono in vasta gamma e l'offerta è irripetibile".

Postato da: frbe a giugno 01, 2005 11:34 | link | commenti (4)
ancora carosello

 

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