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Su Mediamente, ho trovato una bellissima intervista a colui che è stato definito il "poeta delle merci", Jacques Séguéla. Si intitola La pubblicità: la migliore tecnica che sia stata inventata per comunicare. |
Riporto il sommario dell'intervista:
a. Il linguaggio pubblicitario del futuro sarà dominato dalla lingua cyber in una sorta di interpenetrazione delle immagini con le parole.
b. Gli oggetti di un messaggio pubblicitario divengono soggetti nel momento in cui un marchio viene identificato nei valori socio-culturali che gli si attribuiscono;
c. La pubblicità può anche stimolare desideri e curiosità, se non a sognare.
d. Tuttavia, quando le pubblicità divengono dominanti in una televisione a causa di interessi economici, esse disturbano enormemente le capacità ricettive dell'utente.
e. Séguéla illustra le differenze culturali tra paesi diversi analizzando il tipo di messaggio pubblicitario che viene trasmesso.
f. e aggiunge che il linguaggio pubblicitario nelle campagne politiche non differisce sostanzialmente dagli altri tipi di comunicazione pubblicitaria; tuttavia, nelle comunicazioni politiche è necessario riferirsi sempre ad una etica profonda.
g. Se un uomo politico vuole farsi conoscere, il mezzo pubblicitario è sicuramente quello più efficace; nonostante ciò, Séguéla si dichiara assolutamente contrario ad ogni forma di campagna pubblicitaria di tipo comparativo tipicamente americana.
h. Internet è un mezzo potente a livello pubblicitario, ma deve poter accogliere veri creativi e professionisti dell'immagine.
i. inoltre, Internet permette all'utente di essere egli stesso attore del messaggio prodotto da una immagine.
l. e permette di superare i limiti di una società del consumo per andare verso quella dell'informazione.
m. Tale società "digitale", basata sulla sintesi tra consumo e informazione, aprirà gli spazi da abitare permettendo il ritorno dell'uomo ad un antico "nomadismo".
Ieri sono andata alla presentazione del nuovo logo della Camera di Commercio di Pordenone individuato grazie ad un concorso di idee. Al convegno, dopo l'introduzione del presidente, è intervenuta la SWG, a cui è stato affidato uno studio sul sistema di comunicazione fin qui attuato dall'ente, e, l'ormai notissimo, Claudio Maffei, consulente di comunicazione e formatore.
Al di là delle modalità di presentazione, che da vecchia tradizionalista quale sono proprio non mi piacciono (Bob Dylan all'inizio e Imagine alla fine), Maffei, come sempre, ha dato dei dati molto importanti:
Quando si parla si tramsette le proprie idee e messaggi attraverso:
7 per cento con le parole
38 per cento attraverso il modo con cui le diciamo
55 per cento con l'espressività del corpo (comunicazione non verbale)
In pratica, per poter comunicre in modo corretto ed efficiente dobbiamo conoscere tutti i meccanismi che regolano e utilizzano la combinazione di questi tre aspetti. Compresa la comunicazione scritta: basti pensare a tutte le volte che vorremmo che un articolo/testo fosse impaginato con una grafica migliore.
Come fare, quindi? Maffei trova la risposta nella disciplina che sta andando alla grande: Programmazione Neuro Linguistica.
Maffei, però, molto concreto, semplifica la PNL in una regola che tutti dovremmo tenere ben a mente e che fin dall'inizio abbiamo studiato in tutti i corsi di comunicazione senza far ricorso a tecniche miracolose:
Mettiti nei panni dell'altro, usa parole fatte per essere capite da chi le leggerà.
Dal sito DueParole, arriva una citazione significativa di Tullio De Mauro, uno dei maggiori studiosi di linguistica italiani: "Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. È un maleducato, se parla in privato e da privato. È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire".
Nell'ultimo numero de L'impresa di Comunicazione, la newsletter di Unicom, c'è un piccolo articolo sulla comunicazione scritta (pdf) con tanto di chek list di verifica finale. Credo sia utile in molti campi:
- E’ stato definito lo scopo?
- Sono stati individuati correttamente gli interlocutori? (diretti e per conoscenza)
- E’ stato indicato in modo corretto e sintetico l'oggetto?
- Sono stati chiariti subito gli aspetti del problema?
- Sono state eliminate le ripetizioni?
- Il linguaggio utilizzato è chiaro e comprensibile per “chi legge”?
- Le frasi utilizzate possono essere disposte in maniera più chiara?
- Ci sono “salti” logici?
- Sono stati distinti i fatti dalle opinioni?
- Sono state definite le responsabilità?
- Sono state indicate le azioni?
- Sono state definite le date?
- E’ stato definito il timing per: Verifica delle risposte? Verifica delle azioni? Verifica delle scadenze/date?
E' interessante anche l'articolo Come nasce un'idea creativa oggi: ci sono le esperienze di cinque creativi d'agenzia (Pasquale Diaferia, Roberto Gorla, Paolo Iapichino, Renato Sarli, Giorgio Tramontini) che raccontano il loro modo di "farsi venire un'idea".
Solo qualche consiglio:
1. Il blog di Angela Booth, copywriter americana che nel suo blog propone consigli e suggerimenti. Da vedere anche i suoi articoli su un sito parallelo. [Occhio! Lo stile è quello americano, io solitamente ci vado un po' con i piedi di piombo: ti dicono le cose come se fosse solo questione di passaggi tecnici. Molti suggerimenti, però, sono interessanti].
2. L'ho sempre letto ma non mi sono mai ricordata di citarlo nel blog: Vibrisse, il bollettino di Giulio Mozzi con una divertentissima storia semiseria, ma soprattutto molto vera, di una stagista di una casa editrice.
Le interviste di Cosa Fai? Copy!, seconda puntata.
Questa volta ho intervistato una persona giovinetta come me: Carlo Baldi, giornalista dell'Age e autore del libro Penne Digitali da cui è nato un blog molto interessante.
Sono in ritardo, ma rimedio subito.
Ero impegnata tra lavoro e preparativi per le due nuove interviste e, quindi, mi è sfuggito di mente che lo scorso martedì, 11 ottobre, a Milano c'è stata la conferenza stampa di presentazione di Untitled Editori, in breve Untitl.ed, la nuova casa editrice dedicata completamente ai blog.
L'idea è proprio bella: in pratica Untitl.ed è un mecenate di blogger, la casa editrice, infatti, segue i blog, sceglie e chiede all'autore, offrendo un compenso, di scrivere un libro che poi pubblicherà a proprie spese.
Era da tempo che non accadevano cose simili.
La conferenza stampa si è tenuta a Casa Zop, a Milano, dove la casa editrice ha presentato i primi tre libri:
1. Vedrai vedrai: riunite sotto il titolo di un'indimenticabile canzone di Luigi Tenco, quattro storie di illusioni contemporanee che raccontano la fiducia ostinata dei protagonisti in un riscatto possibile.
2. Voice Recorder: su un basso continuo di dialoghi e soliloqui bisbigliati, si innesta una favola moderna dai tratti comici e surreali, giocata sull'intreccio di comunicazioni "urgenti" da parte di mittenti improbabili
3. Il pasto grigio: non un noir, ma un "grigio urbano". Tre personaggi senza futuro emergono dallo sfondo di una città solo apparentemente quieta, che come una gigantesca metastasi finirà per inghiottirli.
Dalla presentazione di Untitl.ed:
La Untitled Editori (in breve: Untitl.Ed) è nata in un blog, discutendo fra blogger. L'idea iniziale è stata questa: ogni giorno tantissime persone (e noi fra queste) riversano una quantità enorme di scrittura in rete, e ogni giorno possiamo leggere tantissime storie, e la realtà raccontata da centinaia di punti di vista. Perché non chiedere agli autori dei blog più belli, alle "voci" alle quali siamo più affezionati, di scrivere un vero libro? Se avessimo una casa editrice, ci siamo detti, potremmo trattare queste scritture come bozze di narrazioni che si accatastano, magicamente ogni giorno, sul tavolo della nostra ipotetica Redazione.
Novità.
Sì, c'è una novità: Le interviste di Cosa Fai? Copy!.
Spiego cosa sono: è una serie di interviste a persone che ho incontrato attraverso il blog. Non si tratta di interviste "a tema", cioè legate ad un argomento specifico, bensì "a persona". E' inutile, infatti, che io mi metta a scrivere su argomenti conosciuti e già discussi da personaggi ben più importanti di me. Quello che voglio fare è raccontare come molte persone si sono avvicinate alla scrittura e alla pubblicità. Sono le loro storie e i loro punti di forza, ci sono le letture, i ricordi d'infanzia, le scelte scolastiche.
Non so se può essere interessante come un buon articolo sulle figure retoriche o sull'advertising strategy, ma a me piacciono le storie e questo credo che possa essere un punto di vista diverso. Dopotutto, i claim, i redazionali, gli spot che vediamo alla tv sono fatti da persone che pensano e ragionano. Potrebbe essere interessante sapere come fanno, no?
Per limitare, il raggio di azione ho deciso che saranno solo persone che io ho conosciuto tramite il blog. Non aspettatevi, quindi, i luminari, dubito che mi leggano, ma di sicuro gente che lavora. E questo è l'importante.
Prima intervista: Antonio Zoppetti, curatore di Linguaggio Globale.it e autore di Laura Immaginaria.
Ditemi cosa ne pensate, cosa cambiare, se l'impaginazione va bene, e via dicendo. Grazie.
Ma insomma! Scrittori, scrittori... Sempre parole. No, dai, scherzo. Era solo per introdurre Allegato alla presente (pdf), il supplemento (forse questa è giornata di supplementi) del nuovo numero del Latore della Presente (pdf), la newsletter dell'Adci arrivata al numero6. Allegato alla Presente è molto interessante perchè rappresenta un numero a sè stante, che approfondisce un tema preciso che può spaziare in qualsiasi campo, purchè in qualche modo riconducibile alle attività del Club. Il primo numero si intitola "Spot Prod Post Tech", curato da Till Neuburg ed è un glossario delle più diffuse tecniche di ripresa e di postproduction. Dall'indice: Animatronics, Blueback, Cell animation, Claymation, Computer animation, Fiber optics, High speed / Slow motion, Library shots, Live action, Mini helicopters, Model shooting, Morphing, Motion control, Motion capture, Paintbox, Pencil animation, Photosonics, Prosthetics, Skycam, Snorkel, Steadicam, Stop frame (Passo-uno), Telecinema, Time lapse e Time track. Spiega nell'introduzione Till Neuburg: "Spesso, il maggior pregio delle moderne tecniche di ripresa e di postproduction consiste proprio nel fatto di non essere notate. Separare concettualmente le riprese dalla postproduction, non ha più senso in quanto le due fasi si combinano e s'intersecano sempre di più. La distinzione tra le due fasi è solo una questione di luoghi, d'attrezzature o di specializzazione tecnica, mentre i creativi e i registi li considerano semplicemente parti integranti di un unico progetto produttivo". Beh, sapere di cosa si parla non fa mai male, no?
Parliamo di cose serie, produttive!
Ho comprato XL, il supplemento mensile di Repubblica.
Al momento, ho pensato solo che non mi avrebbe interessato. C'è musica, moda, tendenze di vari tipi. Sicuramente una rivista molto giovane, ma non è la mia rivista.
Ma proprio per questo, poi ho riflettuto un po' e ho cambiato idea: è esattamente ciò di cui ha bisogno chiunque si occupi di comunicazione, tanto più se ristretta tra i muri della pubblicità.
Cosa c'è di meglio di una rivista che racconta, descrive e a volte può anticipare movimenti e tendenze della società?
Non sono questi elementi particolarmente utili nel lavoro? Lo stesso Emanuele Pirella sosteneva che è fondamentale per il pubblicitario non smettere mai di assorbire le novità che arrivano dal mondo: libri appena usciti, film in anteprima, sfilate, muisica, seguire i nuovi gruppi sociali che si formano, capire le tendenze. Ovvero, mai uscire dal mondo e limitarsi a ciò che piace solo a noi.
Non è facile, io per prima mi scoccio subito. Ma una rivista credo che sia un buon punto di partenza.
No, no.
Non volevo mica fare qualcosa di filosofico con questo titolo. Solo farvi sapere che non sono scappata in Cambogia, bensì allettata senza via di fuga a causa di un "simpaticissimo" virus che si è impossessato di me.
Tra oggi e domani, comunque, dovrei rialzarmi sulle mie gambe e combinare qualcosa di buono.
Speriamo.
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