
Com’è la settimana? Decisiva. Ricorda qualcosa? E' un elenco ironico che gira da decenni nella redazione del Corriere della Sera che ricorda tutti i luoghi comuni da evitare. Se ci pensiamo bene è tutto quello che siamo abituati ad ascoltare ad ogni servizio o articolo giornalistico. Sempre nel documento, si legge: "Sostiene Occhipinti: Le parole che non devno stare mai in un articolo? Per esempio il termine 'terribile' non dovrebbe mai essere usato. 'Terribile' che dovrebbe drammatizzare, è impiegato come rafforzativo e ha perso di significato. Hanno perso valore gli avverbi che non sono evocativi: la nostra incapacità di saper cogliere il nocciolo del problema fa si che usiamo 'd'altra parte', 'dal canto suo', 'per parte mia' o l'uso del condizionale al posto dell'indicativo ('dire' e non 'dico'). L'abuso dei rafforzativi fa perdere loro di sognificato. Nel vocabolario succede quello che accadeva con le grida manzoniane: la si spara sempre più grossa per farsi ascoltare dal lettore, in realtà il lettore ha perso questa tensione quantitativa dell'avverbio ridondante o roboante, mentre sta attento all'aggettivo usato in modo singolare. Ad esempio, se si usa 'maestoso' non si scade nella genericità dell'aggettivo 'grande'. Bisognerebbe fare un minore uso possibile dell'aggettivazione perchè è anche questo un modo di qualificare l'avvenimento non in modo oggettivo, ma soggettivo".
E il maltempo? Imperversa.
La tragedia com’era? Annunciata.
Come sono le cifre? Da capogiro.
E la concorrenza? Spietata.
E la soddisfazione? Legittima.
E il confronto? Serrato.
Com’è il gesto del suicidio? Inconsulto.
E il rinvenimento del cadavere? Macabro.
Com’è l’esecuzione? Feroce.
Cosa c’è nel Paese dopo un attentato? Sdegno e riprovazione.
Cosa mantengono gli inquirenti? Il più stretto (o il massimo o il più rigoroso) riserbo.
Com’è la smentita? Secca.
E lo spettacolo che si presenta al soccorritori? Agghiacciante.
Come sono le trattative? Convulse.
E le strutture? Carenti (o fatiscenti).
Com’è la vicenda? Squallida.
E l’ottimismo? Cauto.
E l’episodio?
Emblematico.
E l’osservatore? Attento...
Il capitolo Giornalismo (pdf) del libro Magia della Scrittura, messo a disposizione nel sito, parla proprio di questo: dell'uso e dell'abuso delle parole nei quotidiani, nelle riviste, settimanali e nei telegiornali. Soprattutto il valore e le carattistiche di titolo, occhiello sommario in relazione alla necessità di catturare il lettore.
Firstone era euforico. “In natura non esistono uomini privi di immaginazione. E’ quindi possibile inserire chiunque in un campo di creatività e stimolare la sua “genialità” potenziale con altre energie creative ed oggetti presenti nel campo.” Dal nuovo numero della newsletter Unicom, Opinioni/Esperimento Mentale (pdf).
Solo qualche libro che sappia appassionare: alcuni li ho letti, altri non vedo l'ora. Aah, ovviamente non riguardano il mestiere del copy!
1. Trucchi d'autore di Mariano Sabatini: non l'ho ancora letto, ma credo sia molto piacevole ascoltare le esperienze degli scrittori
2. Harry Potter e il principe mezzosangue, J.K. Rowling: cosa vi posso dire, peccato che finisca subito e che questo libro sia già il penultimo della saga. Credo che sia una storia molto ben strutturata dove ogni elemento non è mai sistemato a caso. Lo consiglio per la splendida creatività della scrittrice in fatto di nomi.
3. L'ombra del vento, Carlos Ruiz Zafon: è un altro romanzo di formazione, come Harry Potter. Tutto ruota attorno ad un libro e la scenografia è data da dalla Barcellona triste e nebbiosa degli anni di Franco. La conclusione è dolcissima e l'uso di alcune parole e certe frasi vale l'intero libro.
4. Londra Immaginata, Anna Quindlen: uscirà domani, il 12 gennaio, quindi la mia è solo un'impressione. Si tratta di un percorso letterario in una delle città più importanti del mondo: Londra.
Il peso sulle spalle: “Due monaci zen stanno camminando verso il loro monastero in una strada fangosa e piena di pozzanghere, quando incontrano una giovane donna che chiede aiuto per attraversare senza bagnarsi. Il monaco più giovane la prende in braccio, attraversano la strada e arrivati all’altra parte, la mette giù e la saluta. I due monaci proseguono il cammino in silenzio. Arrivati a destinazione il monaco più anziano dice al giovane: ‘Non avresti dovuto prendere in braccio quella donna, i monaci non devono toccare le donne’. E il giovane risponde ‘Io l’ho fatta scendere subito, tu l’hai ancora con te’.”
E' l'introduzione della newsletter PocheRighe della Palestra della Scrittura arrivata proprio oggi nella mi casella email. Le protagoniste di questo numero sono le metafore spiegate e raccontate da Consuelo Casula, specliasta in psicologia del lavoro e psicoterapia ipnotica che svolge attività di formazione e di psicologia e insegna comunicazione interpersonale presso l'Università Iulm di Milano.
Le metafore, come insegna consuelo, possono essere narrative, formative, comunicative e per uso aziendale. Insomma, è uno strumento per spiegare e, quindi, entra di diritto tra le conoscenze fondamentali di chi si occupa di trasmettere messaggi. Ancora di più, secondo me, per chi lavora come copywriter, cioè quel maledetto chiacchierone che deve trovare la sintesi giusta per invogliare l'utente a scegliere una marca.
Sul sito della Palestra della Scrittura è possibile scaricare il file in pdf del corso di metafore tenuto da Consuelo.
La ricerca arriva dalla divisione di psicologia e scienze sociali dell'Istituto di Tecnologia della California ad opera dello studioso John O'Doherty: sono state scoperte le aree del cervello su cui agisce la pubblicità.
Insomma, grazie alla tecnologia della risonanza magnetica, si è potuto verificare che ad uno stimolo che richiama un qualcosa di particolarmente buono o particolarmente cattivo, il nostro cervello si agita. E' come se dicesse: "Compra quello, compra quello, mi piace da impazzire". Oppure: "Buttane altro, altro ancora che a me piace!".
Ps: Hey, Buon 2006 a tutti, speriamo sia un anno ricco di idee e passioni.
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