
Sul sito di Prima Comunicazione, sezione documenti, c'è un interessante studio dedicato alle tendenze che stanno delineando lo scenario degli anni a venire e il panorama socio-culturale della società italiana. Si chiama Quaderno delle tendenze 05/06 (.ppt 1,2 Mb) ed è realizzato da Carat Italia del Gruppo Aegis.
Il Quaderno ha evidenziato quattro trend principali. Dallo studio:
Ritrazione: il sentire più vicino al mainstream, è la reazione degli individui all'incertezza e alla vulnerabilità diffusa. Questo trend presente già da alcuni anni nella società italiana racconta di un atteggiamento di chiusura e di difesa rispetto agli aspetti più minacciosi del presente. Prodotti, servizi e comunicazione assorbono richiami e atmosfere che alludono a un marketing della rassicurazione e dell'orgoglio. I mercati e i consumi legati al mondo protettivo della casa, ma al contempo anche alla riscoperta dell'autenticità di prodotti tipici e della vita sana e genuina nei borghi e nelle verdi province italiane sono una delle forme principali di risposta.
Derive confortevoli: Nella ricerca di un nuovo equilibrio, l’individuo ha bisogno di appigli, di riferimenti a cui aggrapparsi. Non vincoli né formule rigide e statiche, ma modelli flessibili, capaci di guidare gli atteggiamenti più che i comportamenti: “derive ”, appunto, poco impegnative ma molto confortevoli. Risponde alla necessità profonda di adattarsi e di preferire il benessere del momento alla ricerca di mete lontane. Si sostanzia attraverso forme di aggregazione facili e tendenzialmente poco impegnative. Si comincia a parlare di marketing del piacere e della felicità, che spingono ad esempio a nuovi segmenti di mercato legati ai nuovi templi del benessere o alle testate di psicologia o life-coaching.
Fantasmare: è' la risposta di una parte della società alla necessità di reinventare un ordine che si fa fatica a riconoscere nel presente. È la voglia di passare al di là degli schermi dei media, di diventare protagonisti delle proprie rappresentazioni, attraverso racconti, ma anche attraverso la ri-creazione della realtà, delle esperienze e dei corpi. L’intrattenimento evolve verso nuove forme di management dell'immaginario e il marketing del sogno diventa una possibilità per fasce sempre più ampie di popolazione. Si “fantasma” attraverso i nuovi format televisivi (i reality che permettono di ricreare vite e destini), attraverso le nuove tecnologie (che consentono di cambiare identità a piacimento nei diversi luoghi di incontro virtuali), i consumi (che permettono di ricreare esperienze coinvolgenti e profonde) e attraverso i corpi (modificati e plasmati a piacimento attraverso le tecniche più recenti ed efficaci).
Cambiare le regole: è la volontà di agire sulla realtà dei consumi e dei media cercando di riscrivere le regole attuali attraverso le nuove possibilità offerte tanto dai canali alternativi di acquisto, quanto dalle nuove possibilità offerte dal mondo della tecnologia (nuovi e vecchi media e nuove forme di aggregazione). La possibilità di arricchire consumo e produzione di nuovi valori apre la strada a nuove fasce di consumatori che riescono a conciliare pragmatismo e idealismo. Si fa strada una nuova sensibilità al consumo che si sostanzia in un commercio equo e solidale o nei nascenti gruppi di acquisto per sconfinare nella finanza etica e in un turismo consapevole. Al contempo la computerizzazione della cultura permette allo spettatore di agire sul mondo dell'informazione, creando canali alternativi, interferendo con i media attuali e cercando di appropriarsi delle tecniche di comunicazione.
Quindi, conclude: "La capacità di ascoltare il consumatore prima di sollecitare ulteriori bisogni ha guidato alcuni attori (Aziende) protagonisti del mercato - con
le proprie tipologie di prodotti e servizi - verso nuovi concept di posizionamento che si riassumono in quattro concetti chiave: semplificare, rallentare, condividere e partecipare".
I fortunati che hanno trovato il numero di febbraio di Prima Comunicazione, hanno avuto una bella sorpresa: nel servizio di copertina Emanuele Pirella sostiene che "è meglio la bottega!". In pratica, è un vero tributo d'amore alla forza della creatività contro lo strapotere economico dei gruppi finanziari.
Ai poveretti - come me - che non hanno trovato la rivista, non resta che leggere un tropo breve estratto on line.
"Se esiste una regola, è quella di non vergognarsi di ciò che si sta per dire".
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Dal libro "Il mal d'Idea" della coppia creativa Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni, collana Adv Libri. Purtroppo, il testo è esaurito, ma sul sito trovate il capitolo 8. |
Reading Humo can have serious conseguences
La Campagna di Humo Magazine di Duval Guillaume Brussels. Ce ne sono anche altre, una di queste, al posto di Saddam ha i terroristi nell'aereo puntato verso le torri gemelle. Un po' di cattivo gusto, credo. Le potete vedere su Coloribus.
(From Adverblog)Sì, sarebbe bello. E' ovvio che sarebbe ancora più bello avere un'idea per farlo. Senza un buon contenuto, non si va tanto lontani.
Lo spiega perfettamente Louise Doughty, scrittrice britannica, che dall'inizio di febbraio si occupa di una rubrica pubblicata da Internazionale e che ha come oggetto proprio il romanzo. O meglio: come scrivere un romanzo in un anno.
Il titolo, chiaramente, è provocatorio. Lei stessa spiega che, forse, alla fine di questo anno avremo un bel po' di materiale per iniziare realemente a scrivere. Le premesse per imparare qualcosa di buono, però, ci sono tutte. Se non altro per fare un po' di chiarezza.
Nella prima puntata, Louise spiega: "Se per un attimo tralasciamo la solitudine, la paranoia e l'insicurezza economica, essere uno scrittore è un gran divertimento. C'è solo un particolare: bisogna scrivere. Ed è qualcosa che gli aspiranti scrittori talvolta sembrano non aver afferrato.
Come molti autori, partecipo spesso a incontri e dibattiti, e la domanda tipica è: "Come ha fatto a farsi pubblicare il primo romanzo?". È una domanda assolutamente lecita. Quello che mi lascia perplessa è il suo presupposto. Quello che vorrebbero chiedermi in realtà è: "Che trucco hai usato? Svelami il tuo trucco, così potrò farmi pubblicare anch'io". Mi dispiace, ma la risposta è: "Ho scritto un buon libro. E se volete essere pubblicati, dovete scriverne uno così anche voi".
Nell'ultima puntata, Louise chiede di fare un esercizio: scrivere perchè vorremmo scrivere un romanzo. Ecco la mia versione:
Io: "Mi piacerebbe scrivere un romanzo, perchè mi piacciono le storie.
Mi piace conoscere le avventure di altre persone, chi sono e cosa fanno, adoro le saghe familiari, mi fanno impazzire i romanzi di formazione, in particolare quelli contemporanei. Alcuni riescono a farmi accelerare il battito cardiaco. Vorrei scrivere un romanzo per il semplice motivo che mi piacciono i romanzi".
Redazionale
E' un breve articolo redatto in tono giornalistico e serve per parlare di un certo prodotto come se fosse una notizia od una novità. Viene generalmente usato nei periodici di settore; più raramente, in occasioni di fiere e manifestazioni similari, lo si vede ospitato nei quotidiani.
("Il mestiere del Copy", Michelangelo Coviello)
Vi è mai capitato di scrivere redazionali? A me si, lo faccio da almeno 5 anni e ultimamente molto spesso.
In pratica, è come scrivere un articolo di giornale, ma in questo caso bisogna parlare di un prodotto. Questo può essere di ogni tipo: io ho scritto di caldaie, bruciatori, pomelli per cucine, piedini per mobili, occhiali di ogni genere, storia dell aziende, fiere. Si può scrivere di qualsiasi cosa, dipende da cosa produce il cliente. Di solito i redazionali non si pagano, mentre i pubbliredazionali si. I primi, però, si può dire che vadano di pari passo con le pagine pubblicitarie pagate comprate dal cliente alla rivista.
Indicazioni per scrivere un redazionale:
- Non troppo lungo: di solito le agenzie di pubblicità che se ne occupano chiedono che il redazionale si aggiri sulle 1500 battute, quelli troppo lunghi vengono tagliati. Ricordatevi di rispettare le scadenze del calendario editoriale, anche se hanno molta pazienza non si può tirare troppo la corda.
- Stile semplice: chiaro, rigoroso, direi anche anonimo, teso alla pura informazione.
- Come per i giornali: per funzionare deve avere una notizia che in questo caso si traduce in una novità.
- La sua struttura è il classico imbuto: si parte da una premessa generale fino a scendere fino ai dettagli.
- Abolire le lungaggini sintattiche: solo frasi brevi e parole misurate.
Ma la vera regola, purtroppo, è un'altra: lo spazio si compra e al cliente costa caro!
Riprendendo l'ultimo post di Marco Fossati, mi chiedo:
ma il copy che ha scritto lo slogan di Forza Italia "Italia, forza!", non aveva proprio immaginazione nè senso dell'ironia?!
Ma come ha fatto a non capire che quasi tutte le persone avrebbero storpiato la frase in "Italia, sforza!".
Che l'abbia fatto apposta?
Prima di tutto, chiedo scusa per la lunga assenza. In questo periodo ho avuto molto da fare e il blog è caduto in secondo piano.
In compenso, però, ho realizzato una nuova intervista: il copywriter etico, ovvero Massimo De Nardo, autore di Segnal'etica.
Buona intervista a tutti.
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