
Nell'ultima newsletter dell'Adci, nel box Pensieri d'Autore, ci sono due spezzoni di un'intervista ben più lunga rilasciata da Emanuele Pirella.
Merita di essere letta, perchè una critica sana e propositiva alla pubblicità italiana, incapace di uscire dal vortice dei testimonial e dalla obbligata positività alla Mulino Bianco.
"Molti creativi considerano la pubblicità un prolungamento della televisione, che da noi è di livello piuttosto basso. Negli spot ci sono sempre Bonolis, Fiorello, Aldo, Giovanni e Giacomo, la Marcuzzi, la Stefanenko... Così le campagne somigliano agli spettacoli televisivi e non si possono presentare all’estero".
"Non dobbiamo più appiattirci sulla televisione ed evitare a tutti i costi gli spot 'aspirazionali', senza per questo copiare la cultura e la creatività degli altri Paesi".
"La nostra creatività somiglia più alle giacche di Armani che non al tigrato di Cavalli: noi tendiamo al minimal, al classico, ad una piacevole armonia di fantasia e innovazione, come quella dei designer che lavorano per Alessi. Sappiamo relativizzare, sdrammatizzare, siamo capaci di provocare con eleganza. L’ironia è nelle nostre corde, anche se non è quella inglese ma piuttosto quella dolce-amara espressa da registi come Risi, Scola, Monicelli. Queste sono le cose che dobbiamo recuperare per ritrovare la nostra identità creativa. Meno doppi sensi e allusioni sessuali che non c’entrano nulla con il prodotto – e anche di questo dobbiamo ringraziare la televisione – è più campagne intelligenti e raffinate, come quella della Rai che entra nella vita di uno spettatore comune giocando sul concetto 'noi vi conosciamo benissimo'"
Un interessante punto di vista sulla creatività applicata alla mondo della comunicazione. Tratto dalla newslettere di ADV.
"Il reparto creativo si nutre di stimoli e di percezioni impalpabili nel tentativo di rendere la creatività più interessante. Dal punto di vista del cliente, invece, trovo un’uniformità e un conservatorismo imperanti. I maggiori ostacoli riguardano la parte dialettica con il cliente: è difficile far passare dei messaggi e delle nuove idee, perché i clienti fanno molta attenzione a come spendono i soldi e i budget sono sempre più risicati. È anche spesso errato l’utilizzo che si fa dei risultati delle ricerche di mercato; le decisioni non vengono prese in base al lavoro con le agenzie e a una visione più ampia delle problematiche, ma in base alle conclusioni degli istituti di ricerca. I focus group sono un laboratorio e non corrispondono alla situazione reale; le reazioni e le risposte che da essi risultano vengono erroneamente considerate verbatim e messe per inciso come se fossero comandamenti, mentre dovrebbero essere più attentamente interpretate".
Stefano Colombo
Creative Director di Publicis
O comunque per tutti coloro che amano scrivere.
E' una lista di libri che ho trovato sul vecchio sito di Alice Libri (che oggi si è trasfromata assieme a Cafè Letterario in Wuz). Ne ho solo uno e mi piacerebbe molto leggere gli altri.
Andiamo per ordine:
1. Raymond Carver, Il Mestiere di Scrivere
2. Anton Checov, Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura.
3. Vincenzo Cerami. Consigli ad un giovane scrittore
4. Francis Scott Fitzgerald, Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato
5. Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo. Teoria e pratica della suspance
6. Lu Ji, L'arte della scrittura
7. Giuseppe Scaraffia. Scrivere è un trucco del cuore
8. Mario Vargas Llosa, Lettera ad un aspirante romanziere
Ps: questo post è da interdersi anche come pratica lettera a Babbo Natale (Cerami ce l'ho già). Grazie.
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