
Riprendo un post precedente con una raccolta di commenti sul discorso di Walter Veltroni proposto dal sito COMPOL - Comunicazione Politica.
In particolare un passaggio utile di Luigi La Spina: "Il sindaco di Roma parte sempre dalla piena condivisione delle ragioni di chi gli parla, per dimostrare che la propria ricetta per risolvere il problema esposto è più efficace e persino più radicale di quella che gli viene proposta".
Mi occupo di uffici stampa ormai da 3 anni: un'amministrazione pubblica, qualche associazione, piccole realtà economiche - solitamente molto attive e realistiche - e una grossa azienda con diverse sedi in Europa, Asia e Africa.
Quest'ultimo, ovviamente, si è rivelato l'incarico più impegnativo, ma per un problema che mai mi sarei aspettata: le informazioni non arrivano all'addetto stampa. Si fermano prima, restano incastrate nel gruppo dirigenziale senza possibilità di uscire. In altre parole, questo si traduce nella morte per agonia dell'ufficio stampa.
Un ufficio stampa senza informazioni da rielaborare e trasformare in notizie interessanti per i media è totalmente inutile. Anzi è del tutto controproducente perchè i messaggi che escono dall'azienda non sono coerenti. Arrivano disordinati, rarefatti, privi di forza, il più delle volte imbarazzati. Non mi era mai capitato di trovare questo "buco nero": spesso, soprattutto nelle realtà piccoline, capita di avere difficoltà nella fase iniziale in quanto amministratori, associati o imprenditori non sanno bene come funziona un ufficio stampa e, soprattutto, sottovalutano le informazioni in loro possesso. Ma si tratta di un problema che si esaurisce in poco tempo, basta qualche azione per far capire l'importanza delle notizie e si instaura un rapporto di reciproca fiducia altamente produttivo.
In un certo senso, si può paragonare la figura dell'addetto stampa a quella dell'avvocato: è pericoloso raccontare le bugie al proprio legale perchè le azioni di quest'ultimo sono il frutto delle informazioni che raccoglie dal proprio cliente. Se queste non sono vere, la strategia sarà sbagliata e i risultati altrettanto.
Quando, invece, c'è piena fiducia e si mette in campo tutto il materiale relativo al "soggetto da comunicare" tutte le azioni comunicative saranno agevolate e avranno maggiori opportunità di successo.
Immaginiamo solo cosa può succedere se ci sono bugie alla base di:
1. Lancio di prodotto = delusione delle aspettative di chi acquista il prodotto e calo di credibilità dell'azienda/ente
2. Situazione di crisi = incapacità complessiva dell'azienda/ente con conseguente percezione di un inasprimento della crisi ovvero l'opposto di quanto ricercato con un'operazione di comunicazione
3. Comunicazione societaria e/o finanziaria = calo della credibilità nei reali destinatari di questo tipo di informazione, solitamente banche, finanziarie, investitori e simili. La possibile conseguenza potrebbe essere, ad esempio, una mancata ricapitalizzazione dell'azienda
4. Comunicazione politica = le conseguenza possono essere nulle come disastrose: dimissioni, mancata elezione, crisi di governo/maggioranza, opposizione feroce di categorie, ecc. E questo, per esperienza personale, non avviene solo a grandi livelli, ma anche nelle piccole realtà comunali, nelle quali le gambe delle bugie sono ancora più corte (ho vissuto una situazione di questo tipo come giornalista: ho scoperto che la persona che mi stava dando le informazioni mi aveva raccontato una mezza verità, sembrava quasi una presa in giro, l'ho scritto su un articolo e c'è stato un bagno di sangue all'interno del partito in questione)
Se io do un'informazione devo conoscerla a fondo in tutti i suoi aspetti ed essere certa della sua veridicità, questo è necessario per: evitare falle nella comunicazione, saper ribattere prontamente, offrire alternative credibili e coerenti.
Questo, purtroppo, non avviene sempre. A volte mi chiedo perchè paghino un addetto stampa. In certe occasioni anche il silenzio stampa è un buon messaggio da veicolare.
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